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cambia la forma. A "piccola ciambella dolce", quella delle monache del monastero
di Sant'Antonio Abate, in Norcia che ne fanno collane da mettere al collo del
fedele o dell'animale in occasione della festa del Santo. A "pagnottella salata"
quella distribuita ai boscaioli di Monteleone di Spoleto, in occasione della
festa di Sant'Antonio, quando portano la legna al parroco. A "piccolo pane dolce",
distribuito a Cascia dalla Confraternita della buona morte, a quanti
partecipavano, come penitenti, alla processione del Cristo morto, perchè si
rifocillassero alla fine della processione, dopo aver trasportato per qualche
chilometro pesanti catene legate ai piedi. A "focaccia rotonda" con sopra
l'effigie di San Nicola, confezionata per la festa del santo il 6 dicembre, e
usata dai pescatori del lago Trasimeno. A "forma di galletta", come il pane di San
Vito - con sopra impressa l'immagine del santo o quella del suo cane che
protegge dalla idrofobia - distribuita fino a 20 anni fa, dalle suore del
monastero di Vallegloria in occasione della festa del Santo il 15 giugno. A
"pagnottella", per la festa di San Nicola, il 10 settembre: i contadini la
consumavano in caso di gravi malattie e procurandosela nel monastero. Su ciascun
panetto era impressa con un "timbro" la figura del Santo o un simbolo solare. In
Valnerina, sempre per la festa di sant'Antonio, coloro che dovevano preparare i
piccoli pani a forma di ciambella per festeggiare il santo, venivano estratti a
sorte ogni anno.
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