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è il pane di Orazio. Nella V Satira del I libro il poeta descrive il suo viaggio
da Roma a Brindisi. Pernotta a Trevico. Di qui con un balzo di 24 miglia
perviene ad una cittaduzza il cui nome non può essere versificato in esametri.
Qui - dice Orazio - è posta in vendita la più a buon mercato delle cose e cioè
l'acqua, ma il pane è di gran lunga il più bello, tanto che i viaggiatori ne
fanno provvista. Infatti quello della città più vicina, Canosa, è duro come la
pietra. Figlio della non lontana Venosa, Orazio aveva evidentemente qualche
conto in sospeso con i canosini. Alcuni studiosi opinano che la cittaduzza dal
pane splendido sia Ascoli Satriano, dove ancora oggi fiorisce la tradizione di
quello che, con poesia veramente degna di Orazio, viene chiamato "pane di grano"
ad esaltare le virtù cerealicole del Tavoliere
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